Sono più di 9 milioni i giovani che in Italia hanno acquisito per età il diritto di voto dall’inizio degli anni ’90 ad oggi. Un fiume di 9 milioni di ragazze e ragazzi che spesso non hanno affiliazione né affezione politica e che più spesso non vanno a votare o, se lo fanno, lo fanno nella disinformazione totale e brancolando nel buio della propaganda mediatica. Mi rivolgo proprio a questi giovani, che di sicuro costituiscono l’Italia del domani e che quindi meritano di essere adeguatamente rappresentati e di poter vivere in un’Italia dinamica e al passo coi tempi. 1. Innanzitutto, dobbiamo ricordarci che la politica, ci interessi o meno, ci piaccia o meno, ci condiziona nella vita di tutti i giorni: quando vincolo il mio denaro in banca, o quando cerco di attivare un mutuo, o quando esco col motorino e devo mettere il casco, o quando vado al pronto soccorso per un’emergenza, mi piaccia o meno, ho a che fare con la politica. La mia vita è in molteplici casi orientata e influenzata dalle decisioni politiche, che, da un giorno all’altro, ad esempio, possono impedirmi di assumere alcolici dopo le 2 di notte o di fumare nei luoghi pubblici.Per quanto non ci piaccia, quindi, le decisioni vengono prese quotidianamente, e quotidianamente ci condizionano. Detto questo, che fare? Dovremmo forse lasciare ad altri, a sconosciuti o misconosciuti altri, il diritto di decidere per noi? Dovremmo soltanto subirla la politica o, nei limiti delle proprie intenzioni, contribuire a deciderla?Il mezzo che la democrazia, frutto prezioso di cruente battaglie, ci offre è in primo luogo il voto: per cui, si deve andare sempre a votare.2. In secondo luogo, chiediamoci cosa significa votare: vuol dire forse apporre una croce su un nome o su un simbolo, a questo si riduce? No. E’ qualcosa di molto più avvincente e complesso. Per votare bisogna prima di tutto informarsi su quei simboli e su quei nomi su cui in un giorno saremo chiamati a pronunciarci. L’informazione è essenziale, specie oggi in cui siamo bombardati da informazioni e messi in confusione dal nulla del tutto mediatico. Bisogna sapere quali sono i programmi, le idee, le cornici ideali entro cui si iscrive l’azione dei singoli partiti; interrogarci sugli uomini che le portano avanti, sul loro passato, sulle loro competenze; non basta fermarsi al simbolo o al nome, né tanto meno ai numeri. E’ sufficiente solo per non esprimere il proprio parere. E noi dobbiamo esprimere il nostro.3. Terzo quesito: chi votare? Eleggere significa scegliere, e noi dobbiamo scegliere tra le opzioni disponibili quel progetto che più si avvicina all’Italia e al mondo che vogliamo. Dobbiamo ricordarci che anche il nostro voto, pur singolo, conta. Oggi l’Italia vive una fase di rimescolamento degli schieramenti politici: nuovi nomi, nuovi simboli, nuove alleanze, nuovi proclami. Tra le tante proposte, una sola è davvero credibile: è quella del Partito Socialista, e lo è per molte ragioni. Cosa significa socialista? E’ forse solo una sigla nostalgica? Assolutamente no. Quella socialista è l’unica idea in grado di ispirare un vero riformismo di sinistra: le regole, le istituzioni vanno adeguate al presente, gli interessi emergenti vanno tutelati, le situazioni di privilegio abbattute, e per questo è necessario riformare, ridefinire lo Stato e il diritto. Nel farlo non si può non tener conto delle esigenze dei più deboli, della maggioranza, dei contribuenti onesti, delle famiglie e dei giovani precari, di coloro che non chiedono allo Stato solo la conservazione dell’esistente, ma un sostegno reale. Ecco perché definiamo il riformismo buono di sinistra, perché quando opera nel modificare il presente non dimentica i bisogni della maggioranza di cui facciamo parte.Quale partito incarna oggi in Italia tali istanze? Siamo onesti, nessuno, ancora. Né i partiti berlusconiani, che dei piccoli si ricordano solo quando si tratta di votare (e non quando si deve evitare la speculazione dei prezzi, ad esempio), né il Partito democratico, figlio degli interessi del sistema bancario italiano e privo di ideali veri e definiti, all’inseguimento del modello americano e di quello di Berlusconi, contrario ad allearsi coi veri riformisti (socialisti e radicali) e desideroso piuttosto di farli uscire definitivamente dalla scena, vago ed inconcludente nel programma, muto sulle questioni dei diritti civili, affannante sulle questioni etiche. Né il singolo individuo può salvare l’Italia: finiamola di affidarci all’uomo della Provvidenza, che non esiste, e pensiamo di più ai progetti!Il Partito Socialista non rappresenta la casa di vecchi nostalgici rancorosi, ma è espressione di una cultura e di un’idea politica che ha fatto la storia d’Italia e d’Europa, e che raffigura la sinistra in tutti gli altri paesi europei. Non a caso siamo gli unici in Italia a riconoscerci nel programma del PSE. Senza di noi, ci piaccia o meno, l’Italia si sgancerà definitivamente dall’Europa, per imboccare la via nostrana dell’imbroglio e del pasticcio politico; senza di noi, non si potranno affrontare questioni vitali per il Paese (ma politicamente scomode), come la questione della flessibilità protetta del lavoro e della laicità. Siamo una forza politica coraggiosa, piccola ma rappresentativa del reale sentire moderato di gran parte degli italiani. Il problema dell’Italia non sono i piccoli partiti tout court, che potranno comunque crescere, quanto piuttosto i progetti politici distanti dalle basi, incompatibili con la storia italiana e che (facciamoci caso) sono portati avanti da coloro che questo Paese l’hanno governato negli ultimi venti anni. Siamo noi la vera novità nel panorama italiano.Allora pensiamoci seriamente, ed andiamo a votare per un’Italia finalmente moderna.
Scritto da Marco Bellucci
